TOMMASO VALLE

PROFESSORE, ARCHITETTO E FONDATORE DELLO STUDIO VALLE PROGETTAZIONI

Presentazione

PIO BALDI

DIRETTORE GENERALE PER L’ARCHITETTURA E L’ARTE CONTEMPORANEE

LUCIANO MARCHETTI

DIRETTORE PER I BENI ARCHITETTONICI E PER IL PAESAGGIO DI ROMA

PAOLA RAFFAELLA DAVID

SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHITETTONICI E PER IL PAESAGGIO DI ROMA

MARGHERITA GUCCIONE

DIRETTORE MAXXI ARCHITETTURA

STUDIO VALLE (1957-2007)

CINQUANT’ANNI DI ARCHITETTURA

La mostra, ospitata nei suggestivi spazi dell’ex “casa di correzione” del complesso monumentale del San Michele a Roma, di cui il presente cd-rom costituisce testimonianza, ricostruisce un iter professionale dei cinquant’anni di attività dello Studio Valle, a decorrere dalla mia laurea, nel 1957.
Una mostra che ripercorra un’intera attività professionale di studio e ricerca, lascia sempre, in chi l’ha fatta, la sensazione di non essere esaustiva, fattore che dipende dalla necessità di delineare le fisionomie più che di mettere a fuoco le particolarità. Coadiuvare con i miei figli, tanto nella mostra quanto nell’allestimento, il lavoro di Pippo Ciorra, Luca Molinari e Alessandro d’Onofrio, e riesaminare progetti degli anni ’60-‘70, riscoprirne i contenuti e, talvolta, constatare quanto ancora oggi siano attuali, è stato emozionante.
La selezione, effettuata da Pippo Ciorra, di alcuni tra i numerosi progetti elaborati, è stata oggetto di una valutazione accurata, ponderata non tanto sui riconoscimenti acquisiti dal singolo intervento o proposta, quanto piuttosto sull’apporto qualitativo ed evolutivo alle tematiche sperimentali sviluppate nel corso dell’attività professionale dello Studio. Si delinea un excursus tematico che evidenzia come progetti tra loro formalmente dissimili siano, tuttavia, accomunati da una progressiva ricerca spaziale e strutturale tradotta negli interni, nelle facciate, nelle soluzioni di dettaglio, nella struttura creatrice di forma, e come l’inserimento nel paesaggio, naturale o artificiale, della città compatta o diffusa rappresenti, inequivocabilmente, un fattore vincolante la forma ed il suo impatto. Ritengo che questa un’univocità di approccio e di contenuti abbia definito il linguaggio architettonico dello Studio, chiaro e coerente, indispensabile alla riconoscibilità di un progetto, dei suoi autori, delle loro qualità progettuali.
Desidero, infine, precisare che l’esposizione, indaga un ambito prettamente architettonico, tralasciando quello più specificatamente tecnico, di ingegneria e infrastrutture, che pure costituisce un settore rilevante della nostra attività professionale.

L’allestimento, nei sorprendenti spazi della ex “casa di correzione” di Carlo Fontana, è stato sviluppato secondo un’idea di unitarietà, semplicità e chiarezza compositiva da Cesare Valle junior, per quanto riguarda la parte storica dedicata all’attività di mio padre (dai primi anni ’20 al dopoguerra) e da Gianluca e Gianluigi Valle, per quanto attiene la produzione degli ultimi cinquanta anni.

In conclusione vorrei ringraziare Pippo Ciorra, Luca Molinari e Alessandro d’Onofrio, curatori della mostra e del catalogo, Pio Baldi, direttore generale per l’architettura e l’arte contemporanee, Luciano Marchetti, direttore per i beni culturali e paesaggistici del Lazio, Federica Galloni, soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio di Roma, Paola Raffaella David, soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio di Roma, Margherita Guccione, direttore MAXXI e i colleghi ed amici Lucio Passarelli, Franco Purini e Odille Decq.

Vorrei inoltre ringraziare tutti gli amici che hanno collaborato con lo Studio Valle con piena dedizione e capacità professionale.  In particolare ricordiamo chi ha contribuito alla sua storia per un periodo di tempo compreso tra i venti e i quarantacinque anni: Marco Agostini, Giuseppe Alessandro, Paolo Amendola, Leonardo Basiliotti, Otello Cafini, Federico Canessa, Michele Cascarano, Luciano Cascone, Maurizio Circi, Torquato Circi, Grazia De Rosa, Nevio Del Missier, Claudio Faraglia, Antonio Follaro, Giuseppe Giannone, Gianfranco Giannotti, Paola Giordano, Giovanni Guglielmi, Romano Guiducci, Rossana Gulin, Alberto Lari, Paolo Lattanzi, Massimo Lazzari, Primo Lizzini, Massimiliano Manham, Pietro Manham, Carlo Marani, Giuliano Mariti, Luigi Mariti, Gabriele Mazzara, Tommaso Molfetta, Giuseppe Mura, Silvana Mutone, Gerardo Nappa, Guido Pellarin, Stefano Pedroni, Massimo Previtera, Sonia Primus, Stefano Rosa, Beatrice Toma, Roberto Trombetta, Paolo Vacatello, Giuseppe Zappalà.

Tommaso Valle

Con questo primo appuntamento dedicato all’attività dello Studio Valle, la DARC intende avviare una serie di iniziative espositive e di ricerca sui grandi studi di architettura italiani, e in particolare romani, che hanno rivestito un ruolo determinante nella definizione architettonica della città.
Fondato da Cesare Valle negli anni venti, lo Studio è stato poi portato avanti dai figli Tommaso e Gilberto.
In particolare Tommaso Valle ha operato nel segno di una sperimentazione architettonica sempre più avanzata, unita a una forte professionalità.
Le testimonianze di questo imponente lavoro, che ha origine dalla tradizione familiare, si possono ormai rintracciare anche a livello internazionale: dal Padiglione italiano “Expo 70” di Osaka al Terminal portuale di Yokohama, dalla recentissima inaugurazione della nuova Fiera di Roma alla Sede del Consiglio Europeo a Bruxelles, di prossima costruzione.
Lo Studio Valle ha dato negli anni dimostrazione di una straordinaria capacità di gestire un’intensa attività progettuale, attenta alle esigenze della committenza e dei cittadini, capace di integrarsi con il tessuto urbano e di rispondere efficacemente alle problematiche di gestione. Ne deriva una ricerca sulla forma che sempre più ha privilegiato la trasparenza e la leggerezza, attraverso l’uso preponderante del vetro e di materiali tratti dal contesto, la tecnologia sofisticata indirizzata verso la bioarchitettura e la sostenibilità. Un’idea architettonica unitaria e coerente, che ha permesso allo Studio di collaborare e al contempo gareggiare con i più grandi atelier internazionali e offrire un importante contributo all’architettura italiana.
L’esposizione e la monografia sullo Studio Valle sono per la DARC un’importante occasione di proporre all’attenzione del pubblico un team di progettazione che, grazie a un modus operandi duttile e dinamico, si è da sempre efficacemente misurato con la dimensione urbana contemporanea.

Pio Baldi
Direttore generale per l’architettura e l’arte contemporanee

La mostra “Studio Valle (1957–2007)”, che verrà presentata dal 25 ottobre al 25 novembre 2007 negli spazi dell’ex carcere di San Michele, nasce dalla collaborazione della Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanea e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio di Roma. In realtà la mostra dedicata allo “Studio Valle” è un primo appuntamento di una serie d’iniziative espositive pensate per dare rilievo al lavoro di professionisti e ateliers italiani e romani che hanno contribuito in maniera essenziale “alla costruzione della città”.

L’esposizione, allestita nelle sale dell’ex casa di correzione nel complesso monumentale di San Michele, come sempre dialogherà con la bella architettura del Fontana e coinvolgerà le antiche celle che hanno ormai perso tutte le suggestioni negative per apparire solo come eleganti forme architettoniche. L’architettura verrà presentata attraverso disegni, modelli, video e testimonianze, come l’intervista a Franco Purini che descrive la lunga attività dello Studio Valle e le opere più significative quali il Monumento alle vittime del Campo di Auschwitz Birkenau, il Padiglione italiano “Expo 70” di Osaka e la nuova Fiera di Roma di recente inaugurazione. Purini così sintetizza la qualità dell’architettura progettata dallo Studio: “le opere di Tommaso Valle, che dello studio è la figura trainante, vanno iscritte in quell’area della cultura progettuale che indaga prevalentemente sul ruolo della tecnologia in architettura.” Proiettando così la cultura progettuale dei Valle “in altri contesti culturali, come quello francese, inglese e statunitense.”

Lo Studio Valle nel 2006 ha partecipato e vinto il Concorso Internazionale per la Sede del Consiglio Europeo a Bruxelles – con Philippe Samyn and Partners e Buro Happold Ltd.. Al concorso, svolto in due fasi, hanno partecipato professionisti di rilievo internazionale come Nouvel, Perrault, Arup, Coop Himmelb(l)au, Kollhoff ed altri. Il progetto prevedeva la ristrutturazione, il restauro e l’ampliamento di uno degli edifici del complesso immobiliare denominato “Residence Palace”, realizzato negli anni ’30 ed ampliato negli anni ’70. I materiali esposti serviranno anche a far emergere gli scambi e le collaborazioni che negli anni di attività dello Studio hanno consentito la condivisione di esperienze professionali con figure di rilievo come Giuseppe Vaccaro, Richard Neutra, Franco Purini e lo studio Ove Arup. La Mostra contribuirà soprattutto a dare forza al ruolo essenziale del MIBAC chiamato ad esprimersi non solo nelle azioni di tutela del territorio italiano ma anche di quello della città di Roma, che con enorme disagio si confronta con l’architettura contemporanea. Non è un caso che la mostra curata da Pippo Ciorra sia stata patrocinata anche dalla Facoltà di Architettura a Valle Giulia e dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia.

Luciano Marchetti
Direttore per i beni culturali e paesaggistici del Lazio

La mostra illustra l’intensa attività professionale dello Studio Valle e costituisce certamente un’occasione per riflettere su vicende architettoniche, ancora poco note, della nostra storia recente. Allestita nel suggestivo spazio dell’ex casa di correzione di Carlo Fontana di San Michele a Ripa, la mostra documenta un percorso di ricerca architettonica esemplare e contribuisce all’apprezzamento della proficua attività di un gruppo che ha attivamente preso parte alla costruzione dell’architettura romana con progetti di grande rilievo.

Dal materiale esposto, molto efficacemente illustrato dai modelli tridimensionali degli edifici e dei complessi progettati, emerge con nitidezza la qualità dell’attività ininterrotta dello Studio Valle, dai primi progetti fino alle ultime realizzazioni, concretizzatasi nell’ampio ventaglio di occasioni professionali affrontate, che vanno dalla progettazione e realizzazione di edifici, alla ristrutturazione ed ampliamento di edifici esistenti, alla partecipazione ai più importanti concorsi nazionali ed internazionali: dal Monumento alle vittime di Auschwitz Birkenau e dall’Expo di Osaka alla nuova Fiera di Roma agli Uffici della Banca d’Italia a Frascati, all’Aeroporto di Fiumicino e alla nuova Sede del Consiglio Europeo a Bruxelles per non citarne che alcuni tra i più importanti e noti.

Mezzo secolo d’attività ad alto livello, dunque, che questa mostra si propone di divulgare adeguatamente agli studiosi di architettura ma anche al pubblico in generale e che trova negli spazi di San Michele una cornice architettonica con la quale l’allestimento della mostra ha stabilito un affascinante dialogo.

Federica Galloni
Soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio di Roma

Cinquant’anni di ininterrotta attività professionale non solo costituiscono, più di ogni altra considerazione, il più ragguardevole elemento di unicità dello Studio Valle nel panorama romano della seconda metà del Novecento, ma rispecchiano anche – e non potrebbe essere diversamente – alcuni tra i passaggi più rilevanti della vicenda storiografica dell’architettura italiana dagli anni sessanta a oggi.
Fondato nel 1957, negli anni del boom economico, lo Studio Valle, formato da Tommaso e Gilberto, si concentra inizialmente su tematiche legate esplicitamente all’interesse per la matericità della costruzione, in sintonia, del resto, con le ricerche architettoniche coeve e con una forte attenzione per l’aspetto simbolico della costruzione, enfatizzato nel progetto per il “restauro” e la sistemazione del campo di sterminio di Auschwitz. In questo progetto,
la volontà di porre al di sopra e al di fuori della storia la tragedia dell’olocausto, suggerisce di congelare la condizione di contesto con un intervento che di fatto blocca qualsiasi trasformazione del sito “… sovrapponendovi una grossa colata di cemento, scabro e irregolare nella superficie calpestabile… Le camere a gas non dovevano essere toccate ma solo stabilizzate e consolidate nelle forme incredibili che avevano assunto dopo che i tedeschi in ritirata le avevano fatte saltare… La piastra doveva essere incisa, lasciando l’impronta dei vecchi perimetri… e ben visibili le loro rovine. La piastra non avrebbe permesso all’erba di crescere e al tempo di far mutare le cose: avrebbe mantenuto quello che c’era sotto come una reliquia incorruttibile”.
Ma, al di là della suggestione evocata e dell’indubbio valore dei contenuti racchiusi nell’idea del progetto per Auschwitz, è però la fase di crescita professionale – che coincide con la fine degli anni sessanta quando, l’affacciarsi dello Studio al di fuori dei confini italiani significa misurarsi con i primi progetti per grandi edifici di committenza pubblica – a costituire, sotto il profilo dei rapporti architettura/professione, uno degli elementi di
maggiore interesse della feconda e lunga attività dello Studio Valle.
Senza partecipare in modo diretto al dibattito ideologico che aveva attraversato la cultura e la produzione architettonica italiana in quel decennio, incentrato sui temi del recupero della tradizione e sulle problematiche legate all’abbandono del “movimento moderno” a favore della poetica dell’“ambientamento”, che aveva caratterizzato il Neorealismo e il Neoliberty, già alla fine degli anni sessanta, i Valle si collocano, a Roma, all’interno di una professione in grado di sostenere e far fronte alle novità ed ai mutamenti imposti dal nuovo status dell’architettura.
Sono gli anni in cui gli spazi di autonomia del progetto architettonico sono tutti da ridefinire: si afferma, infatti, quella che è stata definita “la politica di piano” che apre nuove e inaspettate potenzialità alla pianificazione territoriale, al town design s ai grandi progetti a scala urbanistica come quelli di Tange per Tokyo, alla progettazione dei “centri direzionali” delle città.
In una fase in cui, dunque, la necessaria integrazione tra architettura, urbanistica, pianificazione territoriale, economia e, a monte, scelte politiche si devono integrare alla ricerca di una sintesi interdisciplinare e, appunto di una ridefinizione del progetto di architettura, i Valle intuiscono che è necessario riposizionarsi nel mondo professionale; e certamente la figura di Cesare gioca a favore. Infatti, anche se ha lasciato la progettazione per dedicarsi all’impegno nelle istituzioni e nell’università, l’architetto è certamente ancora ben inserito nel mondo professionale, non solo romano (ricordiamo che in qualità di Presidente della VI sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici è tra i promotori del nuovo progetto di Piano regolatore di Roma del 1962) ma, soprattutto, lucidamente intuisce, e con lui i figli, che il ruolo dell’architetto attraversa una fase di rapida ed irreversibile
trasformazione. Ed è forse questa una delle qualità principali del team costituito in quegli anni da Tommaso e Gilberto Valle che in questa sede interessa rilevare: l’aver cioè colto con tempismo il passaggio graduale che vide sostituire, tra gli architetti, al mito ideologico dell’“impegno” che si traduceva nel
recupero della tradizione e della storia, quello del confronto con le “grandi scale” della progettazione, della tecnologia e della sperimentazione di nuovi materiali. E l’ottimo risultato ottenuto con il progetto per l’Esposizione di Osaka del 1969, impostato sulla ricerca di uno sperimentalismo fondato sull’utilizzazione delle nuove tecnologie, è ancor più significativo, ai fini del nostro discorso, per la presenza di altri architetti italiani, come Nino Dardi o Maurizio Sacripanti, intervenuti nella competizione con progetti basati soprattutto sull’approfondimento degli aspetti connessi alla dimensione teorica della progettazione. Il progetto per l’Expo di Osaka è il primo di una lunga serie (dal Velodromo di Milano al Terminal di Yokohama, dalle strutture per la nuova Fiera di Roma alla Sede del Consiglio della Regione Puglia alla sistemazione dell’Aeroporto internazionale di Fiumicino, per giungere al recentissimo progetto per la Sede del Consiglio Europeo di Bruxelles, in corso di realizzazione, per citarne solo alcuni tra quelli presentati) che ci autorizza a dare risalto e a sottolineare quella sorta di consuetudine e dimestichezza sin da allora dimostrata dallo Studio Valle, non solo con la manipolazione e l’uso di materiali nuovi e di tecnologie costruttive innovative nella progettazione e nella realizzazione di strutture architettoniche a grande scala, ma anche (e questo ci preme soprattutto di rilevare perché ci offre la cifra della sua peculiarità – per non dire anomalia – nel panorama professionale romano) con l’indispensabile capacità di saper gestire pragmaticamente la complessità delle grandi commesse pubbliche sia in Italia sia all’estero. Al di là, infatti, delle valutazioni critiche sulla produzione architettonica di cinquant’anni di attività dello Studio – che altri in questo volume trattano – ci interessa, in questa sede, mettere in luce quella che potrebbe essere definita l’“eccellenza organizzativa” della compagine professionale dello Studio Valle, inconsueta nell’ambito della categoria delle “famiglie romane di architetti” per la continuità generazionale mantenuta nell’impegno professionale ed essenziale nella definizione della fisionomia culturale-organizzativa dello Studio, coadiuvata oggi dalla nuova generazione (Emanuela, Camilla, Cesare, Gianluigi, Silvano e Luca). Una fisionomia fondata su una divisione del lavoro per settori specializzati che tuttavia non ha cancellato l’interesse per la dimensione artigianale
della progettazione, come dimostra anche l’allestimento della mostra negli spazi dell’ex casa di correzione di San Michele, curato da Tommaso Valle. Ma che, peraltro, conferma come il contributo essenziale, in termini di capacità organizzativa e manageriale che lo Studio Valle dimostra di possedere nella gestione dell’intero iter che procede dal progetto alla costruzione – compresa la progettazione esecutiva e la direzione dei lavori di opere particolarmente complesse –, sia ascrivibile alla stretta e ben riuscita integrazione tra “saperi” disciplinari diversi ma contigui (l’architettura per Tommaso e l’ingegneria per Gilberto).
Anche per questo, la presenza del caso Valle nel panorama italiano, su cui ci siamo proposte di porre l’attenzione, può contribuire a restituire agli studiosi e al pubblico un quadro più completo e articolato dello sviluppo e della costruzione delle città e dell’architettura italiana del secondo Novecento.

Paola Raffaella David architetto
Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio di Roma

Margherita Guccione architetto
Direttore MAXXI Architettura